SVILUPPI STORICI DELLA CITTÀ DI CARBONIA

Il Sulcis si estende, nella Sardegna sud-occidentale, dalla valle del fiume Cixerri fino alla costa, caratterizzata dall'ampio Golfo di Palmas. La regione comprende anche le isole di San Pietro e Sant'Antioco, le più vaste tra quelle che orlano la costa sarda.
Il territorio, conosciuto fin dall' antichità per la sua fertilità e per le ricchezze minerarie, attirò l'attenzione di numerose popolazioni mediterranee che nel corso dei secoli lo colonizzarono: i Fenici, i Cartaginesi ed i Romani, e in tempi più recenti gli Aragonesi. Nell'alto Medioevo e nei secoli XV e XVI, il Sulcis conobbe un periodo di forte calo demografico con una progressiva concentrazione della popolazione in pochi paesi dell'interno ed un massiccio esodo dalle coste dovuto sia a cause storiche (invasioni esterne, incursioni barbaresche, ecc.) che a cause naturali (abbandono delle colture cerealicole, malaria, ecc.).
La rioccupazione degli spazi e quindi l'inversione demografica cominciò alla fine del XVI secolo quando pastori provenienti dal centro della Sardegna condussero le loro greggi a svernare sulle tiepide colline del Sulcis, costruendo, per risolvere le temporanee necessità legate alla transumanza, delle capanne stagionali chiamate "medau".
Si crearono così le premesse dell'habitat disperso che ancora oggi caratterizza il territorio sulcitano. Intorno al 1800 questo tipo di habitat da temporaneo diventa stabile; infatti, una volta garantita la tranquillità dei luoghi, i pastori incominciarono a stabilirvisi con le loro famiglie, a coltivare la terra ed a rimpiazzare le capanne con case in muratura.
La storia del Sulcis spagnolo e piemontese non è contrassegnata da particolari vicende mentre nuova vivacità soprattutto economica si ebbe con l'identificazione di un bacino carbonifero nel 1851.


Impianto minerario

Le nuove prospettive di lavoro in miniera determinarono un graduale ma profondo mutamento nella popolazione e nel territorio. Lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, in particolare nella zona di Bacu Abis, si incrementò durante la prima guerra mondiale.
Con la fine della guerra e la ripresa del commercio internazionale finì la breve fortuna del carbone sardo e fu solamente il regime fascista a "riscoprirlo" con la adozione della formula autarchica, a partire dalla seconda metà degli anni trenta.


Visita di Mussolini

Alla fine del 1936, l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani) con il metodo dei sondaggi individuò il bacino Sirai-Serbariu che si rivelò di eccezionale vastità. La previsione di una intensa attività nei nuovi pozzi e del conseguente afflusso di manodopera suggerirono il progetto di una nuova città operaia vicina alle miniere ed al porto di S.Antioco che doveva assicurare il trasporto dei materiali estratti in loco.


Inaugurazione della città

La nuova città, chiamata Carbonia, fu costruita in poco tempo ed inaugurata da Mussolini il 18/12/1938. Dal punto di vista architettonico è caratterizzata dai tipici elementi della città fascista. Al centro si trova la Piazza Roma intorno alla quale sorgono i principali edifici: la Torre Littoria (alta 27.5 m ed oggi Torre Civica), il Municipio, la Chiesa, il Dopolavoro, il Cinema-Teatro e due grandi fontane. La Chiesa è in stile romanico-moderno, costruita, nella parte inferiore, con granito di Teulada e per il resto in trachite. Sono adiacenti la Canonica e il Campanile alto m. 46, riproduzione in piccolo di quello di Aquileia.


Piazza Roma e edifici adiacenti
(in costruzione)

L'A.Ca.I. commissiona il piano regolatore della città al proprio ufficio tecnico, crea un istituto autonomo per le case popolari, affida il compito di progettare la città agli ingg. C.Valle e I.Guidi, costruisce una centrale elettrica alimentata col Carbone Sulcis.
Inizialmente gli spazi abitativi hanno tenuto conto della struttura piramidale dei ruoli esistenti in miniera e della gerarchia fascista: il centro è riservato alle case dei dirigenti ( Villa Sulcis, oggi Museo Archeologico, era la residenza ufficiale del Direttore delle miniere di carbone della città), poco lontano si trovano le palazzine degli impiegati mentre modeste case per operai occupano i quartieri della periferia.


Quartieri della periferia

Dopo un primo periodo di intensa attività estrattiva, con l'avanzare della seconda guerra mondiale, il ritmo produttivo registra un notevole rallentamento. Alla caduta del fascismo, vi è una ripresa (il Carbone Sulcis rappresenta l'unico combustibile disponibile in Italia per il rilancio dell'apparato industriale nazionale) ed una seconda fase dello sviluppo di Carbonia sia dal punto di vista demografico che economico. Ma ben presto la riapertura dei mercati internazionali e la concorrenza del carbone straniero, avvia l'industria mineraria ad una crisi lenta ma inesorabile che diede luogo ad una vasta mobilitazione operaia e cittadina. Questa, insieme con quella delle vicine industrie di Portovesme, ha creato in tutto il Sulcis una difficile situazione economica a cui si cerca di dare una risposta soprattutto attraverso attività quali turismo, cultura e servizi.


Manifestazione operaia