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Sardu

L'ambiente naturale
di Ignazio Lecca

L'aspra fascia collinare che domina Poggio dei Pini, con il gruppo montuoso di S.Barbara, fa parte del più vasto complesso montano che va da M.Arcosu a nord-est a P.Sebera a sud-ovest e a M.Santo a sud-est. Sull'intera area si estende un'unica selva intricata e compatta che ricopre le dorsali dei monti di fitta macchia e foreste di lecceta, con grandiosi residui di foresta primaria. La struttura geologica dell'intero sistema è sostanzialmente costituita da graniti e granodioriti del Paleozoico, salvo estesi tratti di scisti paleozoici che presentano ricchi depositi fossili. Il suolo, dalla morfologia molto tormentata, ghiaioso e sciolto, è uno dei più diffusi della Sardegna, di esiguo spessore, segnato dal ruscellamento delle acque piovane. Gli affioramenti granitici di Pauliara, del Monte S.Barbara (615), di M.Turneri (695) e, più a ovest, M.Conchioru (740), segnati da rocciai immensi e da vasti costoni cespugliati e boscosi solcati da ripidi canaloni, tracciano il caratteristico profilo del paesaggio montano di Poggio dei Pini.
L'ambiente che sovrasta il centro residenziale è caratterizzato dalla vegetazione tipica della zona sub-umida a clima tipicamente bistaglionale semiarido: inverno freddo-umido e estate caldo-arido. Il clima è stato il fattore selezionatore della vegetazione. L'ambiente mostra un aspetto degradato a causa di incendi, pascolamento continuo, diradamenti e disboscamenti incontrollati, oltre ad un'insensata attività "turistico-vandalica". Tuttavia è ancora possibile trovare la flora rappresentativa dell'area.


Leccio


Ciclamino selvatico


La specie dominante, prima che incendi, pascolamento e tagli indiscriminati degradassero irrimediabilmente il bosco, era il leccio, albero maestoso, con dense fronde nereggianti, corteccia debolmente screpolata e foglie polimorfe, bislunghe, verdi lucide nella pagina superiore e più pallide nella pagina inferiore, frutti in racemi brevemente peduncolati. Può trivarsi in associazione con la sughera, albero sempreverde, a chioma globosa verde chiara, tronco spesso contorto di colore rosso se decorticato da poco, poi grigiastro, corteccia sugherosa, foglie picciolate, coriacee, ovate, largamente dentate, decisamente pelose nella pagina inferiore.
La macchia, l'insieme delle formazioni vegetali che costituiscono le boscaglie mediterranee, ha preso il posto delle antiche foreste. Nella collina ritroviamo la cosiddetta "macchia a leccio", dove al leccio si accompagna il lentisco; l'olivastro, arbusto sempreverde, a rami più o meno spinescenti, foglie interissime, opposte, coriacee a margine revoluto, peloso argentine nella pagina inferiore; la filirrea o lillatro, arbusto cespuglioso a foglie lineari lanceolate e la phyllyrea latifolia, arbusto o alberello con foglie lanceolate ovali; l'alaterno, albero sempreverde, con chioma slanciata, folta, foglie coriacee, ovali-lanceolate, fiori unisessuali, piccoli, su piante diverse, raccolti in densi racemi ascellari, fiorisce in primavera. E' frequente il perastro. Si ritrovano la madreselva, il caprifoglio rampicante, la salsapariglia, i ciclamini selvatici.
La macchia alta è costituita essenzialmente da corbezzolo, arbusto o albero sempreverde con corteccia che si sfalda, foglie coriacee, lucide e dentellate, fiori bianchi o carnicini in racemi pendenti, bacca globosa di bel colore rosso, edule. Associata al corbezzolo troviamo l'erica arborea, arbusto con vistoso ingrossamento al ciocco, foglie strette lineari, rigide, rami giovani con peli bianchi, fiori bianchi con corona campanulata, penduli, formanti racemi più o meno penduli.
Nella zona bassa non mancano esemplari di carrubo, albero sempreverde, con chioma espansa, color verde scuro, tronco scanalato presto diviso in forti branche, frutto costuito da un grosso legume carnoso coriaceo, appiattito e falcato e maturante in autunno. E' presente anche il ginepro rosso, conifera sempreverde che può raggiungere i 10 metri, caratterizzata da un bel portamento snello e piramidale; ginepro nano, alberetto o arbusto con chioma disordinata ed espansa.
Non mancano nella collina di S. Barbara esemplari di mimosa, pare impiantati dal conte Grottanelli che operava nella zona di Capoterra negli anni '20-'30.


Euphorbia


Carob tree


La "macchia bassa" o "macchia a cisto" è costuita principalmente da diverse specie di cisto: cisto salvolio, arbusto alto fino a un metro, pelosotormentoso per peli stellati, foglie uninervie, rugose, piane ovate o oblunghe, fiori bianchi di 4-5 cm. di diametro, riuniti in 2-4, capsula ovale pelosa; cisto villoso, arbusto alto fino a 1,5 metri, bianco tormentoso per peli stellati misti a lunghi peli semplici, foglie variabili, sub-rotonde-bislungo-lanceolate, fiori rosei grandi solitari; cisto bianco, arbusto o alberello, pianta vischiosa a foglie sessili lineari-lanceolate, trinervie, rugose e pelose, larghe, fiori bianchi in racemi di 2-8 fiori. Al cisto si associa la stecade, piccolo arbusto ramoso, pubescente-tomentoso, con foglie riunite ai nodi in fascetti, perfettamente intere, bianco-vellutate sopra e sotto, spighe brevemente peduncilate, dense, con fiori porporino scuri, brattee fertili arrotondato-cuoriformi, violaceo-porporine. E' presente il mirto, arbusto sempreverde a corteccia dapprima rossatra poi cinerina, foglie opposte, glabre, coriacee, ovato-acute, lucide, con gradevole aroma, fiori bianchi di media grandezza, lotitari su peduncoli ascellari lunghi e gracili, bacca ovoidea azzurro-nerastra; ginestra corsica, arbusto glabro con fusti ramosissimi e intricati, foglie subessili, con foglioline piccole obovate, fiori gialli di rado solitari, normalmente riuniti in 2-6 su rametti laterali; ginestra efedroide, arbusto alto fino a 2 metri e più, con rami gracili, foglie inferiori trifogliate con foglioline lineari, le superiori semplici, piccole, fiori gialli, odorosi, solitari, alterni, formanti rametti lassi; ginestra spinosa. A queste formazioni si associano stagionalmente esemplari di euforbia, di leguminose, di rubiacea, di scrophulariacee e umbellifere, come pure esemplari di vegetazione caratteristica delle zone umide lungo le rive del rio S. Girolamo (Tamus, selaginella, asple-nium, polypodium, lupinus, ecc.).
Nel greto del rio è presente l'oleandro, l'ontano e il pioppo.
Ma la flora dell'area che circonda Poggio dei Pini è ben più ricca di essenza caratteristiche della flora locale. Una speciale menzione meritano le orchidee spontanee, di piccola dimensione. Questa ridotta dimensione ha contribuito fino ad oggi a salvarle dall'estinzione, anche se impedisce di apprezzarle degnamente. Occorre dire che le orchidee spontanee rappresentano la sintesi di una serie di modificazioni strutturali molto interessanti verificatesi a carico del fiore ancestrale per favorire l'impollinazione incrociata per mezzo degli insetti pronubi. A questo fine le modificazioni hanno interessato soprattutto il labello.
Un'altra pianta che forma dei cuscini bassi nelle zone in cui il suolo è più arido e degradato, merita una particolare menzione: si tratta della Stachys Glutinosa, un endemismo Sardo-Corso e dell'isola di Capraia, filogeneticamente molto antico.

Gli ospiti più frequenti e numerosi del lago di Poggio sono le Folaghe (Fulica Atra - puliga), è un uccello tozzo e nero, può raggiungere la lunghezza di 37 cm, si distingue dalla Gallinella d'acqua per le dimensioni e per il becco e la placca frontale bianchi e ben visibili; ama poco volare e quando lo fa deve aiutarsi con le zampe, correndo sull'acqua nei primi metri.
Non mancano mai le Gallinelle d'acqua (Gallinula Chloropus- Pudda de aqua), lunghezza circa 32 cm, becco e placca rossi nei due sessi; esce dai canneti verso sera in grupetti e, se spaventata, corre sempre, con volo breve, a rifugiarsi nel canneto, mentre la Folaga nuota o vola verso il centro del laghetto. Ha un richiamo acuto, mentre quello della Folaga è più breve e aspro.
La Gallinella d'acqua è un parente prossimo della Folaga, ma ha minori esigenze quanto a vegetazione e fondali.
Altro ospite accertato del laghetto di Poggio dei Pini è il Tuffetto (Podiceps Ruficollis- corruxioni de mari), piccolo e compatto (lunghezza 27 cm), con corte zampe palmate, molto goffo a terra ma vero maestro di immersione. Ha colore generale scuro, in primavera mostra una macchia rossa ai lati del capo, in inverno potrebbe confondersi con lo Svasso piccolo.
Questi "ospiti" svernano nei nostri laghi, e portebbero nidificare tutto l'anno se solo non venissero disturbati dai "turisti dominicali" e dai ragazzi. Così come portebbero nidificare altri ospiti: Garzette (Egretta Garzetta- gigetta), Germani Reali (Anas Platyrhynchos- anadi conca birdi), Fischioni (Anas Penelope- littariu), Turchi, Codoni (Anas Acuta- carsciau), Mestoloni (Anas Clypeata- picca stogu), Alzavole (Anas Crecca- zuzzu), Morette. Basterebbe non molestarli e salvaguardare i falaschi lungo le rive.
Ma le acque dei laghetti nascondono altre forme di vita: Persico-Trote, Tinche, Carpe, Anguille.
Rimane da dire dei nostri cieli dove, con i passeriformi, volano la Poiana, i Falchi e il Gruccione, la Ghiandaia e la Pernice, l'Upupa, il Trigognolo e la Civetta.

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