Internet e musica irlandese

Arrivano i Glees e Poggio scopre d'avere un'anima folk, ma forse non era poi così imprevedibile. Le briose musiche irlandesi, eccellenti ambasciatrici di un popolo spensierato, dopo aver dato un'anima all'America dei pionieri hanno permesso di scoprirne una anche nel cuore colmo di discrezione del borgo felice.Glees.jpg (21377 byte)

Forse non a caso l'onore e l'onere di raccontare questo evento musicale è stato affidato ad un profano di musica come il sottoscritto, perché a parere nostro più ancora dell'abilità strumentale dei Glees è stata memorabile l'apparizione di un autentico spirito comunitario che ha coinvolto il numeroso pubblico trasformandolo in una banda di amici riuniti a far baldoria.

Dopo un tollerabile ritardo, gradevolmente riempito dai lampi di musica offerti dagli artisti che provavano i loro strumenti, lo spettacolo è iniziato tra le confidenziali battute di Rosario Vargiu, il flautista almeno apparentemente leader del gruppo, e le veloci polke soltanto strumentali che hanno immediatamente creato un'atmosfera da giorno di festa.

Il pubblico inizialmente un po' distaccato, pian piano si è lasciato coinvolgere, grazie anche alla mancanza di un palco, e quindi di una barriera fisica tra la platea ed i suonatori, ed alle trovate giocose ed alle lezioni volanti di danza tradizionale impartite da alcuni componenti del complesso. Per non parlare dell'ilarità destata dagli strafalcioni di Logn John, infiltrato scozzese, ostinato nel parlare a tutti costi un italiano decisamente improbabile.

Dopo le prime fasi effettivamente irlandesi, l'anima multietnica del gruppo si è manifestata appieno. Ed allora Long John ha cantato con voce a dir poco potente alcune lente melodie delle Highlands scozzesi ed antiche canzoni marinare, con tanto di cime fatte passare di mano in mano tra il pubblico per ricreare l'atmosfera di lavoro e solidarietà che si respirava sui velieri, pretendendo che il ritornello, sempre semplice, a sentir lui, fosse cantato in coro dal pubblico. Dopo una breve incursione nel repertorio musicale popolare inglese e americano si è ritornati all'origine, all'Irlanda, nella maniera migliore possibile: con l'entrata in scena della cornamusa, o meglio dell'irish pipe. Da quello strumento che Rosario ha definito animale, forse solo per poter giocare coi doppi sensi affermando che prima di suonarlo bisogna montarlo, sono scaturite melodie che veramente hanno reso la serata magica. Il semplice suono della cornamusa irlandese, accompagnata unicamente dal basso dell'organo, ha fatto traboccare i cuori di sentimento. Molti hanno guardato in cielo per guardare la luna che non poteva che essere piena.

Qui forse si può muovere l'unico appunto ai Glees, e cioè di essere stati un po' troppo avari nel deliziare il pubblico con le note struggenti dell'irish pipe, uno strumento veramente unico, capace di raggiungere note ed eseguire passaggi assolutamente impossibili per qualsiasi altro strumento.

Dopo due soli brani suonati con la cornamusa, o meglio l'irish pipe, si è infatti tornati alle polke ed alle tipiche ballate irlandesi in quadriglia, caratterizzate dal delicato suono del violino e del flauto e tutte magistralmente interpretate dalla magica voce della solista sarda del gruppo. Anche se non tutti sono riusciti a seguire le parole, che raccontavano di promesse spose, fiere paesane e del delizioso cibo preparato dalla nonna con gli avanzi del pranzo, il tipico cool-cannon, il pubblico poggino ha sentito la necessità di accompagnare le musiche seguendo in un interpretazione caotica le danze tradizionali irlandesi che alcuni componenti del gruppo hanno cercato di insegnare ai più volenterosi.

L'aria da festa in taverna è continuata con i tipici canti popolari ed ha avuto il suo culmine con le vibranti melodie prodotte dalla cornamusa scozzese, strumento più da guerra che da ballo, come ha cercato di spiegare Rosario Vargiu.

Poi, improvvisa ed inaspettata, è arrivata la fine del concerto, giustamente concluso dalle delicate note della celebre Molly Malone. Ma lo spettacolo è continuato ugualmente. Contagiati dall'entusiasmo del pubblico, che ha giustamente applaudito a lungo, i suonatori hanno ritardato l'uscita di scena esibendosi in improvvisazioni che li hanno portati a svariare da When the saints go marching in ad Oh Susanna via via divagando.

Poi la birra è, anche letteralmente, finita ed i musicisti, stanchi, hanno dovuto cedere il passo al silenzio della notte ed al brusio del pubblico che, soddisfatto, si allontanava alla spicciolata od aiutava gli organizzatori a rimettere in ordine la piazzetta, sempre all'insegna di quello spirito comunitario che, ahimé, non sempre riesce a manifestarsi.

Questa volta invece, grazie ai Glees, ed ai poggini intervenuti, abbiamo visto quello che Poggio dei Pini potrebbe e dovrebbe essere.

Ed a proposito di spirito comunitario, non va dimenticato che durante l'intervallo occorso a circa metà concerto, il Web Group di Poggio dei Pini, nella persona di Giorgio Plazzotta, ha informato i presenti sulle iniziative multimediali della biblioteca, e con apparecchiature per qualcuno avveniristiche ma ormai d'uso comune, ha compiuto in diretta un viaggetto all'interno del sito di Poggio dei Pini presente su Internet, la cui esistenza è resa possibile grazie all'impegno di giovani volontari e alla collaborazione di chiunque, esperto informatico o no, senta il bisogno di partecipare alla vita del Poggio.

Ringraziamo i Glees, sperando di riverderli presto, e la Biblioteca ed il Web Group che ne hanno permesso lo sbarco in piazzetta. Alla prossima!

Fabrizio Ibba

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